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Pinerolo e il suo territorio

Data di aggiornamento di questa pagina: 21/06/2011 10:00

Pinerolo, una città di confine

Il carattere della città

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Tombe della necropoli della Doma Rossa

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Mostra nel medievale Palazzo del Senato; due sale dedicate ai reperti ritrovati nella necropoli della Doma Rossa. Nella sala al piano terra, sono state ricostruite due delle tombe a inumazione con cassa in laterizi.

Reperti della necropoli della Doma Rossa

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La sala al primo piano ospita le teche contenenti gli oggetti custoditi nelle sepolture.

Modello del castello

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Modello (approssimativo) del Castello di Pinerolo come doveva apparire in epoca medievale.

Pinerolo del 600

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La Pinerolo del XVII secolo completamente fortificata come poteva osservarla un viandante che provenisse da Torino. In alto da destra si elevano la torre centrale del castello e il campanile di San Maurizio.

Cavallerizza Caprilli

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La bella Cavallerizza Caprilli risale al 1910, è costruita in stile Liberty ed è il più antico edificio adibito a maneggio coperto, oltre che il più grande d'Europa.

Poco si sa sugli antichi abitanti del territorio pinerolese; è plausibile che vi fossero tribù di origine celtica legate probabilmente a un antico regno alpino occidentale che si estendeva al di qua e al di là delle Alpi e appena citato nelle antiche cronache del passaggio di Annibale attraverso le Alpi nell'ottobre del 218 a.c. Certamente la pace del re Cozio con Ottaviano Augusto nel 13 a.c. favorì la definitiva romanizzazione dell'area.
Il 14 luglio 2003, nel corso dei lavori per il completamento dell'«Autostrada del Pinerolese», è stata rinvenuta vicino alla frazione Riva di Pinerolo una piccola necropoli — chiamata della Doma Rossa — che risale a un periodo che va dal I al IV o V secolo della nostra era (foto 1 e 2).
Si sa che fin dall'antichità il Pinerolese ha svolto un ruolo nelle comunicazioni tra la Francia e l'Italia, ma non ne sono ancora state chiarite le dinamiche.

La Storia, in seguito, ha impedito a Pinerolo di essere ammirata nel presente come una bella cittadina medievale b→[v. Marco Calliero, Dentro le Mura], circondata da mura, torri, porte e ponti levatoi, dominata da un castello turrito (figura 1), suddivisa in una parte alta, il Borgo — il centro nobile e amministrativo della città; in una parte bassa, il Piano, votata in maggior misura alle attività commerciali; e in un'area densamente popolata fuori dalla cinta muraria, dedita in prevalenza ad attività agricole e industriali(1).
Tuttavia il fiorire medievale della città è ancora oggi ben riconoscibile nel centro storico sia per la disposizione delle vie e dei vicoli sia per gli edifici che, quando sono sapientemente restaurati, rivelano elementi architettonici tipici del basso Medioevo(2).

La Storia le ha impedito di mostrarci imponenti fortificazioni secentesche tutt'intorno e lo stesso castello, questa volta ben al sicuro dietro mura e bastioni imprendibili, a formare un complesso davvero inespugnabile chiamato la Cittadella (figura 2).

Eppure Pinerolo è stata dapprima un insieme di borghi (curtes) arricchiti dalle donazioni di Adelaide contessa di Torino all'abbazia di Santa Maria in San Verano — da lei fondata — a partire dal 1064; poi un comune ricco e popoloso scelto come residenza prediletta dai principi di Savoia-Acaia(3) posti dai conti di Savoia, dalla fine del Duecento (1283) fino al 1418, alla guida dei loro possedimenti in Piemonte e, nel XVII secolo sotto la dominazione dei Francesi di Luigi XIII prima e di Luigi XIV — il Re Sole — poi, una città ben difesa e fortificata cui diede il suo contributo anche il celebre commissario generale delle fortificazioni — poi Maresciallo di Francia — Sébastien Le Prestre de Vauban.

Le dominazioni francesi segnarono profondamente Pignerol (4), purtroppo non sempre a suo vantaggio. La prima avvenne tra il 1536 e il 1574 ai tempi del re di Francia Francesco I e dei suoi successori. Neanche sessant'anni dopo, nel 1630, il cardinale Richelieu in persona assedia e poi penetra in città con l'esercito di Luigi XIII. Muore un re, se ne fa un'altro — Luigi XIV — ma Pignerol resta in mano francese fino al 1696 con il poco invidiabile ruolo di prigione di stato. Sono gli anni in cui prende corpo la leggenda della Maschera di Ferro.
Passa quasi un secolo e arriva il 14 luglio 1789: è la Rivoluzione francese. Cade anche qualche nobile testa sabauda. Si muovono gli eserciti, si muove Napoleone e Pignerol ci finisce in mezzo per la terza volta. Perché tanta pervicacia? Posizione strategica, affermano re e generali. Dunque nel 1798 alcune migliaia di soldati francesi vi si installano e si trattengono fino al 1814, cioè fino alla caduta dell'impero napoleonico; nel 1815 il Congresso di Vienna sancisce il ritorno del Piemonte a Vittorio Emanuele I di Savoia.

Essere terra di confine, come si vede, non è sempre facile, specialmente se il terrorio è fertile, ricco di corsi d'acqua e con le spalle ben protette da alti monti, ma che permettono comunicazioni transalpine non troppo difficili: si diventa, come è successo a Pinerolo, un buon rifugio per eserciti con mire espansionistiche, che tendono a deprimere e a trasformare l'economia locale — e la città stessa — secondo le loro necessità.
Ma Pinerolo è stata terra di frontiera non solo geograficamente, ma anche dal punto di vista religioso: la forte presenza di genti di fede valdese nelle valli del Pinerolese (Pellice, Chisone e Germanasca) ha significato per la città l'arrivo di numerose comunità di religiosi inviati dalla Chiesa di Roma (spesso sponsorizzata dai poteri temporali) per contrastare la diffusione del credo «eretico». Pinerolo diventò una cittadella religiosa, un baluardo eretto a protezione della «vera fede» b→[v. Chiara Povero, Missioni in terra di frontiera].

A Pinerolo torna lo sviluppo. Alla fine della seconda dominazione francese, Pinerolo riprende vigore: il centro abitato — ormai libero dalle mura — si espande, la popolazione cresce, sorgono nuove industrie che sfruttano la preziosa energia delle acque del torrente Lemina e del rio Moirano, si costruiscono nuove chiese e nuovi palazzi e Pinerolo diventa sede vescovile (1748); nella società civile si diffondono le idee illuministiche e libertarie che circolavano in Europa. L'invasione napoleonica non frena del tutto lo sviluppo economico della città, anzi, l'arricchisce di nuove commesse per l'industria tessile. Il 4 marzo 1848 Carlo Alberto concede al Piemonte la Costituzione (lo Statuto Albertino) che all'articolo 32 riconosce «il diritto di adunarsi pacificamente e senz'armi» e già il 12 ottobre dello stesso anno in Pinerolo viene fondata la Società Generale Operaia, prima in Italia a riunire tutti gli operai delle industrie cittadine senza distinzione di corporazione (questa è la novità), con funzioni di mutuo soccorso. Nel 1854 viene inaugurata la linea ferroviaria Pinerolo-Torino, segno di grande vivacità culturale, politica e imprenditoriale.

La Scuola di Cavalleria ben si inserisce in questo fermento. Fondata a Venaria Reale nel 1823, nel 1849 arriva a Pinerolo per la grande disponibilità di caserme, per il clima mite, per l'abbondanza di acqua e di foraggi, e la maggior distanza dalle «attrazioni pericolose» torinesi(5). Già ben nota in Italia, acquista fama europea quando agli inizi del Novecento accoglie gli insegnamenti di Federico (Federigo) Caprilli (1868-1907), livornese, ideatore del sistema naturale di equitazione, che vi insegna dal 1904 fino al 1907, anno della sua morte. Nel 1910 gli verrà dedicata la neonata Cavallerizza (foto 3).

Il seguito ricalca una storia comune a molte città italiane: le guerre mondiali, il fascismo, la resistenza, l'immigrazione.

Questa pagina vuole soltanto mettere in evidenza il carattere della città: malgrado i tanti rivolgimenti politici, amministrativi, urbanistici ed economici subiti nel corso della sua storia, Pinerolo è sempre stata orgogliosa della propria autonomia e ha saputo attivare, ogni volta che le condizioni gliel'hanno permesso, le sue energie migliori per risollevarsi dalle crisi sanitarie (pestilenze), economiche e politiche che vi si sono succedute nei secoli.


(1) Marco Calliero, Bollettino della Società Storica Pinerolese, XXVII (2010), Edifici religiosi in Pinerolo nel '500, pag. 40, Tav. 2.

(2) L'alto Medioevo è per convenzione il periodo che va dal 476 d.c — fine dell'impero romano d'Occidente — fino all'anno 1000 circa; il basso Medioevo è il periodo successivo fino all'anno 1492 — sbarco di Cristoforo Colombo sul Nuovo Continente.

(3) Il titolo di principe di Acaia e di Morea è un poco più che simbolico retaggio della quarta crociata; ne venne investito Filippo I di Savoia signore del Piemonte nel 1301 in seguito al matrimonio con Isabella di Villehardouin, figlia di Guglielmo II di Villehardouin, principe di Acaia e di Morea.

(4) Pignerol è il nome francese della nostra città: si pronuncia Pigneròl, con l'accento sulla o.

(5)  Giovanni Visentin, Pinerolo tra cronaca e storia, Alzani Editore (1996), pag. 254.

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