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Pinerolo e il suo territorio

Data di aggiornamento di questa pagina: 23/10/2010 17:15

L'inquinamento luminoso cittadino 1

Introduzione

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Prima di incominciare il viaggio nell'inquinamento luminoso cittadino (d'ora in avanti sarà abbreviato «IL»), è d'obbligo fare un paio di premesse.

Premessa 1. Queste pagine non costituiscono un testo scientifico sull'IL, ma sono semplici appunti legati alla situazione di Pinerolo. Intendiamoci, molte considerazioni ed esempi in essi contenuti sono certamente applicabili anche ad altre città: purtroppo siamo in buona compagnia.

Premessa 2. Non vi si esprimono né in modo palese né in modo occulto concetti tecnofobici che propugnino il ritorno alla preistoria, alle torce fumanti per illuminare il cammino e ai fuochi per cucinare o per tenere lontane le belve. Tali amenità potrebbero andare bene in situazioni d'emergenza o per una vacanza alternativa — e forse in tale contesto sarebbero di giovamento — ma auspicarle come stile di vita, proprio no. Nessuno di noi avrebbe voglia di aggirarsi nottetempo per le vie buie dei nostri centri abitati.
Al contrario, vi si cerca di far comprendere che è proprio la tecnologia più evoluta, applicata alle apparecchiature di illuminazione (pubblica e privata) all'esterno degli edifici, che permette di limitare gli effetti collaterali malsani dell'illuminazione nelle nostre città o dovunque ci sia necessità di luce en plain air.
Dunque, migliore illuminazione, ma soltanto dove, quanto e quando serve.

Goya

figura 1
Francisco Goya. El sueño de la razón produce monstruos, acquaforte, foglio n. 43 di Los caprichos, 1797(1).

Quando si vedono schizzare tutt'intorno megawatt di preziosa e costosa energia luminosa per rischiarare le facciate delle case fino alle grondaie — anche quelle che non meritano tale onore — o per inviare chiazze brillanti verso lo spazio, oppure quando si vedono i lampioni a palla sprecare i loro fotoni tra le fronde degli alberi e lasciare al buio il terreno sottostante, viene da chiedersi se durerà ancora molto il famigerato sonno della ragione, che permette alla nostra fantasia di creare simili monstruos imposibles energivori e inefficienti. Quali vantaggi possiamo trarre dal dilapidare milioni e milioni di euro per illuminare le chiome degli alberi, le nuvole e le stelle? Cui prodest?(2)

Noi esseri umani abbiamo bisogno della presenza costante del cielo e dei suoi astri, essi fanno parte della nostra evoluzione. L'uomo ha osservato, temuto, implorato e studiato i fenomeni e gli oggetti celesti; scienziati e poeti, gente comune e letterati hanno ottenuto da essi ispirazione e conoscenza, ma anche aiuto per svelare i segreti del proprio animo. Il cielo ha contribuito a plasmare la personalità umana — individuale e collettiva — nel corso di decine di migliaia di anni e rinunciare al suo apporto benefico a causa dell'IL potrebbe avere costi non facilmente quantificabili, ma certamente troppo alti, per le delicate finanze del nostro mondo interiore. Se vi fosse sfuggito, leggete il pensiero di Margherita Hack riportato in testa al sommario di Caelestia.

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Passiamo ora a esaminare gli aspetti tecnici e scientifici dell'IL. Non è la sede per approfondirli, ma una loro trattazione anche minima è necessaria (e sufficiente) per capire alcune tra le più importanti variabili in gioco. Si farà ampio uso di esempi pinerolesi, non esaustivi ma significativi, che invoglino i cittadini all'osservazione critica «a naso in su».

Per chi vuole approfondire le tematiche legate all'IL, può trovare soddisfazione, molto materiale e altri link visitando i seguenti siti:

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Inquinamento luminoso 1

foto 1. 10 maggio 2004, 21:29.

Inquinamento luminoso 2

foto 2. 4 agosto 2009, 21:53.

Stesso luogo, due illuminazioni diverse.

Per presentare l'argomento delle pagine successive, ecco nella foto 1 un esempio di IL evitabile, a base di luci stradali che illuminano l'interno delle case e di lampioncini a palla — si dovrebbero chiamare globi, ma il termine palle rende più palese l'avversione nei confronti di tali oggetti da parte degli ecologisti della luce, e mia in particolare.
La foto 2 è più recente: in molte parti della città, ai lampioni stradali sono state sostituite le vecchie lampade; le nuove lampade sono di concezione più moderna, inquinano e consumano di meno e l'effetto visivo è più gradevole (si veda Lampade ai vapori di sodio ad alta pressione). Le suddette palle purtroppo rimangono anche se qualcuna è bruciata (o disattivata), il che contribuisce a migliorare la situazione.


(1) Francisco de Goya y Lucientes (Fuendetodos, Zaragoza, 1746 — Burdeos, Francia, 1828. Il sonno della ragione genera mostri.
La fantasia abandonada de la razón produce monstruos imposibles: unida con ella es madre de las artes y origen de las maravillas.
Non credo che sia necessaria la traduzione. wp→Il sonno della ragione genera mostri, sito da cui proviene anche l'immagine dell'acquaforte della figura 1.

(2) Cui prodest?= a chi giova?

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